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Aumentano i diabetici

Il diabete è una malattia cronica che è importante diagnosticare tempestivamente e che può causare gravi danni a vari organi, primi fra tutti cuore, rene, occhi e arti inferiori.

A livello mondiale si è passati, tra i maggiorenni, dal 4,7% di diabetici nel 1980 all’8,5% nel 2014 (OMS).

QUASI RADDOPPIATI I DIABETICI IN 30 ANNI IN ITALIA.

Valori più elevati della media si evidenziano in Calabria, Basilicata, Sicilia, Campania, Puglia, Abruzzo e Lazio, mentre quelli più bassi spettano alle province autonome di Trento e Bolzano e della Liguria.

IL 22% DEI DIABETICI SOFFRE DI RETINOPATIA, che può causare cecità.

Retinopatia diabetica

È fondamentale quindi mantenere un adeguato controllo glicometabolico ed effettuare visite oculistiche periodiche.

Fonte: Italian Diabetes & Obesity Barometer Report, realizzato da IBDO Foundation e dall’Università di Roma Tor Vergata

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PERMESSI INPS

I permessi per assistere un familiare in stato di disabilità possono essere fruiti anche di domenica e anche durante turni di notte: l’INPS pubblica delle precisazioni in merito

L’articolo 33 della legge n. 104/1992  prevede che i lavoratori che prestano assistenza a familiari con disabilità sia garantita la possibilità di assentarsi dal lavoro per tre giorni al mese, godendo di permessi retribuiti, che possono anche essere fruiti ad ore.
Si tratta di una misura che intende alleggerire il carico familiare di assistenza, da non confondersi con i permessi per il lavoratore disabile.

L’INPS ha recentemente pubblicato un messaggio che riporta alcuni chiarimenti in merito alla loro fruizione.
Nel suo messaggio l’INPS ha chiarito che i tre giorni di congedo mensili possono essere fruiti anche di domenica e di notte, se rientranti in turni di lavoro. Va inoltre conteggiato un solo giorno di permesso se il turno è notturno e la prestazione si svolge a cavallo di due giorni. Ricapitoliamo per punti, quindi, come regolarsi in caso di lavoro  a turni o domenicale, per poter usufruire dei permessi  ai sensi dell’articolo 33, comma 3, della legge 104.

CHI HA DIRITTO AI PERMESSI – Ricordiamo innanzitutto che i permessi retribuiti per assistere un familiare in condizione di disabilità spettano a:
– genitori, anche adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità;
– coniuge, parte dell’unione civile, convivente di fatto (art. 1, commi 36 e 37, legge 76/2016), parenti o affini entro il 2° grado di familiari disabili in situazione di gravità.
– Possono goderne, infine, parenti e affini di terzo grado solo se i genitori o il coniuge o la parte dell’unione civile o il convivente della persona con disabilità grave abbiano compiuto 65 anni oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o deceduti o mancanti (L. 183/2010).

COSA SI INTENDE PER LAVORO A TURNI  – L’INPS precisa che per “lavoro a turni” si intendeogni forma di organizzazione dell’orario di lavoro diversa dal normale “lavoro giornaliero”, in cui l’orario operativo dell’azienda può andare a coprire l’intero arco delle 24 ore e la totalità dei giorni settimanali.
Tale modalità organizzativa, pertanto, può comprendere anche il lavoro notturno e quello prestato in giorni festivi (compresa la domenica).
Il riferimento è l’articolo 1 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, che definisce il lavoro a turni come “qualsiasi metodo di organizzazione del lavoro anche a squadre in base al quale dei lavoratori siano successivamente occupati negli stessi posti di lavoro, secondo un determinato ritmo, compreso il ritmo rotativo, che può essere di tipo continuo (impianti operativi che procedono per tutta la giornata e 7 giorni su 7) o discontinuo (impianti che non procedono 24 ore su 24), e il quale comporti la necessità per i lavoratori di compiere un lavoro a ore differenti su un periodo determinato di giorni o di settimane”.

I PERMESSI IN GIORNO FESTIVO – Ricordando che l’articolo 33, comma 3, della legge n. 104/1992 prevede la fruizione dei permessi mensili retribuiti “a giornata”, indipendentemente, cioè, dall’articolazione della prestazione lavorativa nell’arco delle 24 ore o della settimana e dal numero di ore che il dipendente avrebbe dovuto concretamente effettuare nel giorno di interesse, l’INPS specifica che il beneficio in argomento può essere fruito anche in corrispondenza di un turno di lavoro da effettuare nella giornata di domenica.

I PERMESSI IN ORARIO NOTTURNO – Lo stesso principio si applica anche al lavoro notturno: anche se si svolge a cavallo di due giorni solari, la prestazione è riferita ad un solo turno di lavoro in cui si articola l’organizzazione.
Questo significa che il permesso fruito in corrispondenza turno di lavoro va considerato pari ad un solo giorno di permesso anche nel caso in cui si articoli a cavallo di due giorni solari.

LA FORMULA PER IL CALCOLO DELLE ORE FRAZIONATE – Solo se si fruisce dei giorni di permesso frazionandoli ad ore va calcolato il riproporzionamento orario. In tale caso, per determinare a quante ore mensili si ha diritto, si deve applicare la formula indicata nel messaggio n. 16866 del 28/6/2007, ovvero: orario di lavoro medio settimanale/numero medio dei giorni (o turni) lavorativi settimanali x 3 = ore mensili fruibili.

 

 

Fonte: http://www.retinaitalia.org

BAMBINI (e adulti), OCCHIO AL SOLE!!

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Come ogni anno arriva puntualmente la bella stagione e con lei le tanto sognate vacanze. C’è chi opta per il mare, chi decide di andare in montagna e chi di rilassarsi in campagna o in città. Di sicuro i bambini hanno maggiori opportunità di giocare all’area aperta e di stare a contatto con la natura.

L’IMPORTANTE PERÒ È NON DIMENTICARSI DI PROTEGGERE I NOSTRI BAMBINI E I LORO OCCHI DAL SOLE.

Ma i bambini hanno veramente bisogno degli occhiali da sole?

In accordo con la maggior parte dei miei colleghi e dei ricercatori direi proprio di si, soprattutto quando e dove la luce è molto intensa.

Tutti sono a rischio ma in considerazione del fatto che i bambini tendono a spendere molto più tempo all’area aperta, la ricerca afferma che la maggior parte dell’esposizione dell’intera vita ai raggi UVA e UVB avviene prima dei 18 anni. Questo significa che bambini e adolescenti sono maggiormente esposti all’azione nociva delle radiazioni anche a causa della perfetta trasparenza di tutte le strutture oculari che si trovano davanti alla retina.

Ma perché è utile proteggere i propri occhi dai raggi solari?

E’ ormai dimostrato che l’esposizione ai raggi solari può compromettere la salute generale degli occhi e della vista.

Educare i nostri figli fin da piccoli a prendersi cura dei propri occhi anche proteggendoli dai raggi solari è indispensabile per ridurre e rallentare la comparsa di alterazioni a livello di strutture degli occhi quali il cristallino e la retina , prevenendo problematiche importanti come la cataratta e la degenerazione maculare legata all’età.

congiutnivite attinica

cheratocongiuntive attinica

Tra i danni più comuni vi è la cheratocongiuntive attinica che è l’infiammazione combinata della congiuntiva e della cornea, dopo esposizione “non protetta” ai raggi UV . Tale patologia provoca arrossamento, lacrimazione, bruciore e sensazione di corpo estraneo (percezione di sabbia nell’occhio), gonfiore alle paqlpebre, vista annebbiata o ridotta. In questo caso è bene farsi vedere subito da un oculista per valutare la terapia più appropriata.

Pterigio

L’esposizione ai raggi ultravioletti può causare lesioni tumorali alla pelle, compresa quella delicata delle palpebre e della zona intorno agli occhi. Inoltre può determinare la formazione di escrescenze sulla superficie dell’occhio chiamate “pinguecola” o “pterigio”.

Quando è meglio che vengano indossati gli occhiali da sole?

La risposta è semplice: SEMPRE, ogni qualvolta il bambino/a è all’aperto soprattutto in presenza di superfici altamente riflettenti , come la neve e la sabbia. Le ore di maggior rischio sono dalle 10 alle 14, quando l’intensità dei raggi UV è al suo massimo.

Altri fattori da considerare sono la posizione geografica e l’altitudine: i livelli di UV sono maggiori nelle aree tropicali vicino all’equatore terrestre ed al altitudini più elevate, aumentando del 4% ogni 300 m).

Sorprendentemente , oltre il 90% dei raggi UV attraversa le nuvole e quindi il rischio di esposizione ai raggi UV può essere molto elevato anche nelle giornate nebbiose o nuvolose.

In ultimo alcuni farmaci (tetracicline, sulfamidici , …) possono aumentare la sensibilità del vostro corpo ai raggi UV .

Ma come devono essere gli occhiali da sole di un bambino?

CEBisogna ricordare che gli occhiali da sole dei bambini NON SONO GIOCATTOLI e quindi devono essere di ottima qualità: Il migliore occhiale da sole per i bambini è quello che blocca il 100% dei raggi UVA e UVB. Acquistate quindi solo occhiali con il marchio CE che indica il rispetto degli standard europei per una sufficiente protezione dai raggi ultravioletti (UVA e UVB).

Grazie alle nuove montature in commercio in plastica flessibile, i bambini possono indossare l’occhiale da sole a partire da un anno di età senza rischi e fastidi.

Ricordatevi di affidarvi ad un bravo ottico/optometrista che saprà indicarvi l’occhiale da sole più adatto in relazione all’età del bambino, alla conformazione del suo viso e all’uso che se ne deve fare.

La montatura deve essere robusta, leggera, morbida e comoda permettendo un ottimo appoggio sul naso e sulle orecchie. Il materiale deve essere atossico e anallergico.

Le lenti devono essere: infrangibili, resistenti ai graffi e grandi per assicurare un campo visivo ampio e regolare.

Personalmente consiglio occhiali con lenti polarizzate in policarbonato perché filtrano anche la luce riflessa che aumenta i rischi per la vista. Sconsiglio invece le lenti fotocromatiche che variano da sé il potere filtrante in funzione della quantità di UV presenti.

Inoltre Ricordo di indossare l’occhiale da sole anche con indosso le lenti a contatto con filtro UV, in quanto queste ultime non garantiscono una copertura totale dell’occhio.

Insomma, godetevi l’estate e le meritate vacanze, le giornate trascorse in spiaggia, in piscina, le passeggiate ad alta quota ma non dimenticate di scegliere un buon occhiale da sole. In caso il bimbo/a sia molto piccolo/a o proprio non vuole indossare gli occhiali, fategli mettere un cappello con visiera che può ridurre la quantità di esposizione di U.V. anche del 50%.

Infine, non dimenticare di contattare il vostro oculista di fiducia per un esame completo degli occhi. È un buon modo per monitorare la salute degli occhi e mantenere una buona visione.

 

Pubblicato a Giugno 2015 sul sito www.familydays.it.

RETINITE PIGMENTOSA

La Retinite pigmentosa (RP) è una distrofia retinica ereditaria, causata dalla perdita dei fotorecettori e caratterizzata da depositi retinici di pigmento visibili all’esame del fondo dell’occhio.

Si stima che 1,39 milioni di individui nel mondo ne siano affetti. La malattia è ereditaria e il suo decorso naturale porta alla progressiva perdita della vista. E’ classificata tra le malattie non curabili ed è la terza causa di handicap visivo, la prima in pazienti al di sotto dei 60 anni di età.

periferiaLa forma più comune è la distrofia tipo bastoncelli-coni, che insorge con cecità notturna, seguita dalla perdita progressiva della vista diurna, del campo visivo periferico, che può portare a cecità dopo diverse decadi.

Generalmente, la RP non è sindromica anche se sono note diverse forme associate a sindromi, la più frequente delle quali è la sindrome di Usher (associata a sordità congenita profonda). Sono stati identificati circa 50 geni/loci responsabili della RP non sindromica (forme autosomiche dominanti, autosomiche recessive, legate all’X e digeniche).

DIAGNOSI

  1. presenza di cecità notturna
  2. fotofobia e abbagliamento eccessivo
  3. limitazioni del campo visivo
  4. lesioni tipiche nel fondo dell’occhio
  5. ERG ipovoltato

La diagnosi molecolare è possibile per alcuni geni, ma, di regola, non viene eseguita a causa dell’estrema eterogeneità genetica della malattia. La consulenza genetica è sempre indicata.

TERAPIA

Al momento, non è disponibile una terapia in grado di arrestare la progressione della malattia o di restituire la vista; pertanto, la prognosi è infausta. L’approccio terapeutico permette di rallentare il processo degenerativo e consiste nella protezione dalla luce solare e nella terapia vitaminica, nel trattamento delle complicanze (cataratta e edema maculare) e nell’aiutare i pazienti a fare fronte ai problemi sociali e psicologici correlati alla cecità.

RICERCA

La ricerca scientifica è molto attiva e stanno emergendo nuove strategie terapeutiche stanno emergendo nuove strategie terapeutiche che spaziano dalla terapia genica alla neuroprotezione alle protesi retiniche. In questo constesto si è appena conclusa in Giappone la fase 3 dello studio clinico sull’efficacia e la sicurezza dell’Unoprostone (UF-021) in soluzione oftalmica per il trattamento della retinite pigmentosa. Lo studio si è svolto nell’arco di due anni consecutivi su 180 pazienti trattati in 38 centri in Giappone. L’endpoint principale dello studio era la modificazione dei valori di sensibilità retinica media su quattro punti centrali , rilevata attraverso Humphrey Field Analyzer (HFA). Rispetto al gruppo trattato con placebo, la differenza non è risultata statisticamente significativa. E’ stato tuttavia rilevato un miglioramento statisticamente significativo della sensibilità retinica e dell’acuità visiva rispetto al giorno 0 dello studio nel gruppo trattato con UF-021, a fronte di una progressiva riduzione del campo visivo (Goldmann) nel gruppo di controllo. Si è registrato inoltre un incremento statisticamente significativo del punteggio totale del VFQ-25 nel gruppo UF-021. I prostoni sono una classe di acidi grassi con effetto simile a quello delle prostaglandine, ma privi degli effetti collaterali delle stesse. Usati come farmaci antiglaucomatosi per le loro proprietà ipotensive, si sono dimostrati in grado di esplicare un’azione protettiva sui nervi ottici in vitro e di migliorare la microcircolazione oculare nel glaucoma a pressione normale.

Il sistema BRAILLE

La problematica dell’istruzione ed educazione dei non-vedenti, sorta nel XIX secolo, diede vita ad una ricerca riguardante le tecniche didattiche e metodologiche e la determinazione di mezzi che permettessero al cieco di accedere in modo concreto ed ampio alla cultura.

Valentin Haüy tentò per primo di avvicinare il bambino cieco alla scrittura e alla lettura, attraverso un sistema di ingrandimento a rilievo delle lettere in corsivo ed una loro semplificazione. La lettura non era abbastanza rapida e fluida da permettere una sicura comprensione del testo. Successivamente la linea continua che costituisce il carattere in rilievo fu sostituita (Kleinn-Ballù) da una linea punteggiata in modo da permettere al non-vedente di scrivere oltre che leggere, ma permanevano grandi difficoltà e grossi dispendi di tempo ed energia (cento volte più della scrittura normale).

Quindi restava una scarsa possibilità di accesso all’acquisizione di conoscenze culturali e quindi un analfabetismo strumentale, un’impossibilità ideativa e creativa per la persona.

Luis Braille (1809-1852) diede una risposta a questi problemi ideando un metodo nuovo di lettura e scrittura: egli costituì un codice di segni strutturati in modo da produrre le lettere dell’alfabeto, i segni musicali, matematici, permettendo l’accesso alle varie forme di linguaggio culturale e scientifico.

La forma sfruttata è quella di un rettangolo, di 6 millimetri di altezza per 3 di larghezza, nel quale vengono collocati sei punti, disposti in tre file da due punti ciascuno.  Con la composizione dei punti si ottengono sessantaquattro segni. È necessario un solo atto motorio per la percezione e la comprensione della struttura che è prevalentemente geometrica. Inoltre, anche se le lettere sono distaccate l’una dall’altra nel formare la parola, lo spazio rispetta i tempi di movimento del dito e quindi rende possibile una lettura rapida e intelligente della parola nel suo insieme (un terzo rispetto alla lettura normale).

Si apre perciò la possibilità di un’istruzione e conoscenza culturale a qualsiasi livello, che comprende anche lo sviluppo della espressività e creatività.

Il Braille a 6 punti non è il solo sistema di scrittura esistente: troviamo anche il Braille a 8 punti, in realtà non molto utilizzato nella produzione di testi, tuttavia spesso associato all’uso del computer in quanto rende più pratica ed efficiente la lettura con il display Braille. Infatti, la nascita del Braille a 8 punti è sorta proprio dalla necessità di codificare i diversi caratteri rappresentabili sullo schermo del computer: ciò ha comportato l’estensione del sistema  tradizionale a cui si sono aggiunti due punti. Ne è derivata la riproduzione di tutti i caratteri ricorrendo ad una singola cella:  aggiungendo ai sei punti base il punto 7 e il punto 8, si possono  ottenere 256 combinazioni diverse, pari al numero dei caratteri di una delle codifiche informatiche più diffuse, ovverosia il codice ASCII3 .

Il Braille a 8 punti, proprio per il numero maggiore di configurazioni  ottenute dalle varie combinazioni, rende parzialmente più agevole la  lettura della matematica, in quanto consente di produrre un testo relativamente più compatto, meno ingombrante.

Per le sue caratteristiche, la scrittura Braille richiede molto più  spazio della scrittura in nero, fatto che ha comportato l’introduzione,  in alcune lingue, di un codice alternativo, o meglio, modificato, detto braille di grado 2 o Braille contratto, in cui, tipicamente, viene  utilizzato un singolo segno Braille per rappresentare singole parole o particolari gruppi di lettere (ad esempio, in inglese, si ricorre ad un carattere contratto per la rappresentazione del morfema funzionale –ing). In Italia questo tipo di codice esiste, ma non viene utilizzato a differenza di paesi anglosassoni e francofoni in cui la maggior parte dei testi è scritta in Braille contratto.

Vari  sono gli strumenti di scrittura Braille che, ovviamente, si sono modificati nel tempo, consentendo una maggiore velocità, nonché precisione. Si passa da  tavoletta e punteruolo alla dattilobraille nonché alle moderne e sofisticate stampanti Braille.

Oggi il Braille è l’unico sistema di scrittura e lettura per ciechi diffuso in tutto il mondo, nel 1949 l’Unesco si è incaricata di diffonderlo in tutto il mondo  costituendo un  comitato apposito con il compito di adattarlo a tutte le lingue. Sono infatti ben 800 attualmente i dialetti e le lingue che utilizzano il metodo Braille per la comunicazione tra i non vedenti.

Anche in Cina è stato adottato facendo corrispondere i segni Braille non agli ideogrammi, ma ai suoni da essi rappresentati.

Braille come si legge braille come si scrive